L’ISPEZIONE – Part 2 of 3

L’ISPEZIONE – Part 2 of 3

Ci spostammo dall’atrio nell’ala dedicata alla collezione. Il capitano Berger pareva elettrico, cercava di allungare il passo e i suoi occhi roteavano in giro come quelli di uno squalo. Io lo rallentavo. Tenevo un passo corto, quasi strascicato, sapevo che non sarebbe servito a granché, non c’era soluzione facile a questo inaspettato guaio. Ma almeno riuscivo a procurare nel capitano Berger un visibile fastidio.

-Vuole partire dalla collezione, capitano, o preferisce visitare l’altra ala della villa?- Usare la parola villa, retaggio di nobiltà, con un comunista dell’apparato, mi divertiva. Sapevo fin dove arrivare a tendere la corda con gli uomini come Berger e lui, di contro, sapeva che non ero uno di quei poveri disgraziati che avevano persino paura di pensare contro il Moloch comunista.

-Preferirei la collezione, compagno Brodowsky, tutti dicono che lei sia riuscito a mettere insieme tesori inestimabili…- Parlava guardando avanti, come se stesse parlando contro voglia, o con un passacarte.

-Sa, io non sono un uomo di fine cultura, ma un soldato. Però sono curioso e in tutta Berlino, tra le persone che contano, non si parla che di questa meraviglia. Sembra che lei e la sua collezione godiate di grande stima tra i membri del partito!- Si era fermato di colpo e per mostrare tutto il suo disprezzo alla mia figura ambigua, si girò a guardarmi negli occhi. Anche se in verità, sembrava guardasse appena sotto, all’altezza degli zigomi.

La collezione abitava l’ala di destra rispetto al giardino interno. Vi si arrivava uscendo dal salone d’entrata, dove avevo salutato il colonnello Vogel. Tramite una vetrata si accedeva al chiostro, percorso da un porticato su tre lati, che andava a finire, malamente, contro il muro di cinta, il quale si stagliava alto e corrotto dal tempo, in fondo al giardino. Di fronte ai locali della collezione c’erano le cucine e la sala da pranzo, ai piani alti le camere e lo studio. La pianta della villa era a forma di C, con quel muro sproporzionato a chiuderla.

Quando oltrepassammo la porta a doppio battente che portava alle opere, il capitano Berger si tolse istintivamente il cappello, cosa che non aveva fatto prima. Forse per ribadire la sua spavalderia e superiorità nei miei confronti. Quel gesto inconscio pareva nascondere un barlume di umanità, o più probabilmente quel senso di inadeguatezza che poteva provare anche il più ignorante degli uomini di fronte a un capolavoro artistico.

Avevo posto sulla parete di fronte all’entrata una pala d’altare del ‘400 italiano, così stupefacente nei colori e nella beatitudine che trasmetteva, da indurre anche il più ateo degli spettatori a credere nell’esistenza di una mano superiore a quella umana nel dipingere un’opera così straordinaria, da cui era quasi impossibile non sentirsi sovrastato. Il capitano, accortosi del suo errore strategico, una debolezza che io avevo colto all’istante, si ricompose immediatamente e pur mantenendo il cappello sotto il braccio per sottolineare la volontà del suo gesto, assunse un espressione distante e altezzosa. Distolse lo sguardo e si diresse verso le altre stanze.

La collezione era divisa in varie sale, dove avevo esposto le opere per epoca. Naturalmente non potevano starci tutte e il capitano, dopo una rapida visita, scoprì le sue carte, ponendomi la domanda che aspettava di farmi da quando era entrato in casa mia.

-Compagno… Non mi imbroglierà facendomi credere che tutta la sua fama di “Re della meraviglia” si riduca a queste poche sale? Su, sia gentile, mi faccia vedere la parte che non mostra a nessuno…- Usava un tono falsamente bonario e lo sapevamo entrambi. La sua non era una preghiera, ma un improrogabile ordine.

Ora mi trovavo esattamente nella posizione in cui non avrei mai voluto trovarmi. Con il colonnello Vogel non ero mai arrivato a una richiesta simile. Già alla seconda stanza, lui era perso nel suo mondo. In più gli facevo sempre trovare un regalo rarissimo, che placava ogni sua altra curiosità.

Ma Berger… Non potevo ucciderlo! E non potevo scappare, questo era proprio impossibile. Sapevo che non avrebbe abbandonato la sua idea per nulla al mondo, era inutile cercare di corromperlo, anzi sarebbe stato peggio. Ma non potevo certo accontentarlo. Non solo per quello che mi sarebbe potuto capitare, ma anche perché mostrare a un essere umano qualcosa di incomprensibile poteva renderlo folle all’istante e per quanto il capitano non mi piacesse, non avrei potuto spiegare al colonnello Vogel come mai il suo delfino fosse impazzito nel guardare delle opere d’arte, anche se di rara bellezza. L’unica cosa da fare era resistere, stoicamente. Dire no a quella richiesta.

-Mi spiace capitano, ma temo di non poterla accontentare.- Lo guardai dritto negli occhi, quasi cercando la soluzione in un’improbabile forma di ipnotismo.

-Ci sono dei pezzi nella mia collezione che non voglio mostrare, la prenda come la gelosia di un amante che non vuole condividere la sua musa…- Non ero convinto nemmeno io di quella stupida spiegazione, ma al momento non mi venne in mente altro.

-La mia non è una richiesta a cui si possa rispondere in due modi, compagno! Ora mi faccia vedere i suoi tesori segreti, è un ordine!- Sembrava essere diventato più alto e forte. È strano come la consapevolezza del proprio potere sugli altri, seppur effimero, in quel preciso istante in cui se ne prende atto, trasformi gli uomini in modo fisico, li trasfiguri.

-Mi spieghi che giovamento può avere nel vedere cose che di sicuro non può apprezzare, capitano?-

-Di sicuro qui c’è solo la mia autorità!- Urlò improvvisamente e in modo esagerato, tanto da abbassare subito il tono, anche se lo mantenne perentorio.

-Lei non mi piace compagno Brodowsky, potrà raggirare un idealista come il colonnello Vogel! Ma io so che lei nasconde qualcosa! Io la credo una spia Brodowsky e non so che razza di incantesimo sia riuscito a fare sull’intero apparato direttivo di Berlino est, ma qualcuno, tra i pochi che non la tollerano, mi ha mandato a stanarla!- Tirò fuori la pistola dalla fondina.

  -Ora si muova! Mi mostri il suo giardino segreto!-

Le mie scelte erano finite. Non toccava più a me decidere del destino del capitano. Nella mia collezione privata c’erano oggetti così “impossibili” da attirare immediatamente anche la curiosità di un’anima povera di stimoli come quella di Berger. Appena i suoi occhi avessero guardato dentro al Quotrum, la trappola delle creature angeliche di Xunt che imprigionava la materia esoterica della dimensione 4044-BREVE-KJ, la sua mente, abituata a ragionare secondo razionalità, si sarebbe spenta rendendolo poco più cosciente di un’alga.

Avevo una pistola puntata e un uomo deciso a usarla se necessario e con piacere. Non potevo che obbedire.

  -Mi segua, capitano.-